giovedì 1 settembre 2011

Silenzi

Ultimamente parlo sempre meno. Io che di solito sono logorroica. Però parlo di meno. E parlo di meno per alcune ragioni, di cui probabilmente non può fregare di meno a nessuno ma che comunque esporrò perchè parlo di meno ma scrivo di più. Non si può smettere tutto.

Parlo di meno perchè quando ti metti a spiegare una cosa, molto spesso, devi raccontare non solo i fatti, ma anche gli antefatti, i postfatti, talvolta gli strafatti nonchè i corollari. Ciò è noioso. Per chi deve raccontare ma soprattutto per chi ascolta. Tanto alla fine l'essenza delle cose è una, non servono diecimila parole di contorno. Credo sia invece più utile distinguere tra persone che ti capiscono e persone che non ti capiscono. Con le prime poche parole bastano per andare in profondità e instaurare una piacevole condivisione, con le seconde è assolutamente inutile interloquire. A meno che uno non ami la frustrazione, allora sì, discutete pure all'infinito con chi ha una visione del mondo opposta alla vostra. Non dico che il confronto con punti di vista diversi non sia sano, stimolante, arricchente, per carità. Ma TROPPO diversi, allora sì, alla fine diventa un parlarsi addosso. Scappare dal parlarsi addosso, scappare sempre.

Parlo di meno perchè per anni ho fatto una fatica immane in varie occasioni sociali in cui nessuno spiccicava verbo a trovare argomenti di conversazione che potessero coinvolgere tutti. Gli altri pensano tu sia egocentrica e non si rendono conto della fatica che in realtà stai facendo perchè non si crei una situazione di mutismo globale che imbarazza e tedia tutti. A me piace ascoltare, mi piace sentire quello che gli altri hanno da dire, ed è diecimila volte più rilassante che non preoccuparsi di tirar fuori un argomento x. Quindi, anche in quelle situazioni, ogni tanto ora lascio che si crei il silenzio. Sembrerò più scortese di prima ma amen, è tempo che anche gli altri imparino a comunicare.

Parlo di meno perchè se parli di meno riesci a osservare ciò che hai dentro, intorno e di fronte con più attenzione. E osservare è importante. Conosco pochi buoni osservatori e li stimo molto. Hanno la capacità di fare e dire la cosa giusta al momento giusto non perchè siano supereroi ma perchè appunto, raccolgono molti più dati delle altre persone e sanno farne poi buon uso.

In buona sostanza ultimamente mi piace molto stare con persone che parlano, comunicano, il giusto e l'interessante, e ascoltarle, concentrarmi su di loro anzichè su di me, imparare e vivere cose nuove che non potrei vivere se non attraverso loro, interrogarmi su situazioni che senza di loro probabilmente non prenderei minimamente in considerazione.

Per questo voglio ringraziare una persona che recentemente si è aperta con me, che mi ha aperto la sua interiorità con naturalezza e con onestà, che mi ha permesso di entrare un po' nel suo mondo, di riconoscermi in alcune cose e di prendere le distanze da altre. Non ci è voluto molto, è bastata una panchina di fronte al mare e la voglia di raccontarsi a vicenda, il piacere di ascoltarsi a vicenda.

In altre situazioni invece questa magica alchimia non si crea. E allora sì, la scelta migliore per me non è il chiacchiericcio superficiale, l'elogio del più e del meno, ma il silenzio. Perchè i silenzi, nel loro drammatico ermetismo spesso esprimono molto più delle parole, è un concetto banale ma non per questo meno vero. Un silenzio può essere intimità così profonda che non ha bisogno di parole, ma anche distanza così incolmabile che nessuna forma di dialogo o monologo sarebbe comunque appropriata o utile per accorciare quella distanza. Si tace, e nel mentre, si osserva.

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