sabato 10 dicembre 2011

Felicità.

Ascolto La canzone del padre di De Andrè che mi riporta alla mente frammenti di una bellissima estate, fatta di sorrisi, giornate pigre, colline, spiagge, il calore del sole e quello della presenza degli amici. Gli amici veri, quelli con cui essere te stesso è inevitabile, così come comprendersi con uno sguardo. L'inverno è sempre diverso. C'è meno luce, meno tempo, meno voglia. In generale. C'è meno gioia nel vivere. Devo avere un bioritmo rigidamente legato alle stagioni.

Oggi mi chiedo che cosa rende una persona felice. Certo, non si può essere sempre felici, solo un vero cretino può essere sempre felice, sereni, ma sereni è un altro discorso... Parliamo di felicità invece. Che cosa rende una persona felice? Che cosa le appaga l'animo fino al momento in cui questo si dischiude improvvisamente in un sorriso contagioso che dallo spirito si esprime sulle labbra? Io so che la presenza di alcune persone mi rende felice. Che il solo vederle provoca in me un sorriso così ampio e completo che mi fanno male gli zigomi. Però quelli sono momenti, poi le persone se ne vanno e quel sorriso dovrebbe rimanere dentro. E per un po' ci rimane, ma non basta. Non bastano gli altri. Come non bastano le sorprese gradite a renderci felici.

Probabilmente per essere felici bisogna seguire la propria natura, saper nutrire e appagare i propri desideri. Ma non è facile come sembra. Perchè per farlo ci vuole tempo, che sempre sembra mancare, e ci vuole convinzione, autoconsapevolezza. Se non sai cosa vuoi, cosa desideri, se sei confuso, hai maggiore possibilità di essere infelice. E una vita infelice è davvero molto triste, anche quando non lo condividi con nessuno. Perchè a volte uno non ne parla della propria infelicità, per non tediare gli altri, per una sorta di timoroso rispetto della loro serenità. Però anche se non ne parli l'infelicità rimane e ti rende ogni giorno più simile a un automa.

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